La forza oscura della materia
Il luogo fisico dove un artista accetta di abitare necessariamente accoglie altre presenze che hanno consumato giorni, superato anni, cullate, vissute, difese passioni, spesse volte, non pienamente comprese. Vivere l’Arte, viverla intensamente, è un grande privilegio anche quando non si coltivano grosse ambizioni. Cosa diversa, invece, è quella di intraprendere un percorso artistico serio e duraturo. Ancora più diversa è avere il talento per puntare anche a traguardi significativi.
Sicuramente Francesca Rizzuto è un’artista di grande talento. Castrovillari è il luogo fisico dove ha scelto di abitare e dove, tra l’altro, è anche nata nel 1973.
Castrovillari, dal punto di vista artistico, è una cittadina importante. Qui è nato Andrea Alfano. Qui Mimmo Sancineto e la sua Galleria d’arte “Il Coscile” da quarantanni rappresentano un punto di riferimento importante per artisti nazionali e internazionali. Qui Saverio Santandrea da anni prosegue con passione il suo percorso artistico. E sempre qui Claudia Zicari rafforza sempre più le sue giuste ambizioni nel panorama dell’arte contemporanea.
Francesca Rizzuto si colloca nell’ambiente artistico cittadino con un ruolo sicuramente da protagonista. Il suo impegno e la sua dinamicità le hanno permesso di intensificare rapporti di collaborazione con ambienti culturali calabresi importanti perché proiettano il loro raggio d’azione in una dimensione nazionale. La Rizzuto, infatti, fa parte del collegio di direzione della rivista di Letteratura italiana del Novecento, Il Fiacre N. 9, all’interno della quale cura uno spazio dedicato all’arte contemporanea. E poi realizza periodicamente a mano, in cinquanta esemplari, i libricini di poesia con copertina di rame pesante della collana “Il roseto di Kisgas”, edita da Aljon Editrice.
Artista impegnata su più fronti, dunque, la Rizzuto che nel suo saggio, “L’egida della materia come emblema di me stessa”, pubblicato recentemente nel libro curato da Oreste Bellini, Parole e forma – Suggestioni a confronto (Aljon Editrice), ben chiarisce le ragioni del suo percorso artistico.
“I miei periodi espressivi – scrive la Rizzuto - sono diversi tra loro, ma comunque attraversati da un fil rouge: la materia, la materia vera e propria, nel suo significato di “elemento” e di “segno”. Uso materiali eterogenei, naturali ed artificiali, a volte poveri, a volte ricchi, a volte usurati dal tempo, oppure nuovi, ma che in ogni caso si sono distaccati dalla loro forma statica oggettuale originaria, per poterne sfruttare a pieno tutte le possibili opportunità di trasformazione. Il mio rapporto con la materia è incentrato sul bisogno fisico di manipolarla, di plasmarla, quasi a conferirle un’anima che prima non possedeva. Perché la materia è una forza oscura, ma dotata di molteplici attitudini, che si prestano ad attualizzare altrettante oscure intuizioni.”
È chiaro che in lei il bisogno di manipolare la materia è legato anche a una sorta di rivelazione prodotta partendo da un’esistenza che abbia tremato nel profondo, e della quale non si condividono le continue contraddizioni, misteriosamente imposte, più che volute. Potere dell’artista è trasformare il proprio disagio di fronte alla vita e i suoi limiti in straordinarie possibilità. La Rizzuto sembra che ci voglia dire: io ridò l’anima a ciò che non la ha, e l’anima è parte della mia essenza: in ciò che creo ci sono io. La sua espressione artistica deve il suo senso non a ciò che esiste, ma proprio a questo indietreggiare davanti all’esistenza, a questo tentativo di ricreare nuovi spazi per la sua anima.
Francesca Rizzuto, alla fine, lotta e lavora sulla materia, scava senza sosta dentro di sé, si sforza cercando un’uscita, annullando l’infinita inquietudine che la racchiude, insidiando la vigilanza senza forma che nega all’esistenza l’accesso a quella libertà che non teme la durata.
Bonifacio Vincenzi