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Giano incontri con l'arte

Sul piano formale ciò che la Rosalind Krauss -nel suo L’originalità dell’avanguardia, Fazi Editore- chiama griglia, in Francesca Rizzuto, corrisponde al quadrato o come nomina l’artista spesso nei titoli alle sue opere, la porta. Ne viene, da questo profilo interpretativo, che le opere della Rizzuto non dicono del reale, ma di ciò che lo precede e lo cessa (il quadrato, in quanto figura dell’intelletto umano, non esiste in natura).

E’, semmai, l’emblema dell’antinaturale. Se già con Pier della Francesca la prospettiva nascente del Cinquecento significherà distendere le misure geometriche umane alla natura per dominarla, il quadrato, o la griglia per la Krauss (la contemporaneità iniziata col cubismo) rappresenta definitivamente l’abbandono di questa da parte dell’uomo.

In questo senso, il quadrato impresso sulla tela non vuole descrivere la cosa che l’occhio vede nello spazio fuori d’esso (un paesaggio, una stanza, o altro ancora), ma esattamente il contrario, vuole dire d’una visione interna dettata da una sorta di terzo occhio. Perciò è la superficie stessa dell’opera la cosa stessa che merita d’essere vissuta, non rimandando a null’altro che a se stessa.

I materiali usati dalla Nostra per: il legno, la colla, lo stucco, la malta sabbiata, la scagliola, il bitume, i colori acrilici, la foglia oro, etc… ci indirizzano su un versante che è delle affinità segrete con la materia del mondo e il bisogno di manipolarlo; l’opera si sa comincia molto tempo prima e sta in un equilibrio precario che corre lungo il limite del modificare i “corpi materia” e l’altrove della forma che se ne assume la responsabilità.

A scorrere i titoli delle opere dal 2006, fino agli ultimi del 2008… avvertiamo una serie di quadrati: La porta del dolore, La porta della rinascita, La porta del mondo, etc… si scopre che quasi tutti sono compromessi col nome di porta.

 La porta implica l’entrare e l’uscire, e comunque, questi due movimenti opposti trovano la loro unità nel concetto di soglia. E’ sempre sopra una soglia che è montata una porta. Il varcare la soglia è specifico nell’ontologia del nascere e della sua ombra, il morire. La soglia… il quadro che il vedente si trova ogni volta d’avanti, è elemento ambivalente. Una piccola chiave, poi, che in alcuni casi l’artista incastra nel quadrato-porta sulla tela, è il movimento centripete che ci invita ad avvicinarci… a penetrare l’opera mentre guardiamo. Elemento centrifugo, invece, lo osserviamo in una delle ultime opere di Francesca Rizzuto, dal nome La fuga. Qua,  il quadrato incompleto sulla sinistra che regge il quadrato più grande posto verso il centro, rappresenta un tentativo di fuga (la fuga del titolo)… un andare fuori dal quadro tout court… Un bisogno inconscio di guadagnare l’uscita… Abbandonare la bidimensionalità dell’opera per la vita. Una sorta d’annuncio per le installazioni a venire?

In altri casi, si capisce come l’artista intravede in questi quadrati tra quadrati o dentro quadrati, il limite, la soglia da varcare, pur restando nell’opera. Se “ogni porta introduce a una persona”, come ci racconta l’artista, tracciare segni significa allora traversare percorsi, immaginare labirinti tra corpi e materiali anche distanti.

Francesco Mangone